Percorsi di inserimento lavorativo

Ad oggi, non abbiamo un modello di percorso di inserimento lavorativo per i nostri ragazzi.

Ci sono alcuni adulti che lavorano, in maniera più o meno continuativa. Ce ne sono altri che non sono mai andati oltre gli inserimenti socio terapeutici, quando hanno avuto occasione di accedere a questo tipo di percorso. Altri non hanno mai provato niente, per varie ragioni. Non per tutti il lavoro è una via percorribile. I gradi di gravità fra i nostri ragazzi sono estremamente variabili; non è quindi solo una questione di volontà o di azzeccare la terapia giusta, a volte ci sono difficoltà genetiche che rendono molto difficile pensare a questo tipo di attività.

Quello che abbiamo potuto osservare è che i percorsi lavorativi vanno preparati molto tempo prima del reale inserimento nel mondo del lavoro.

I ragazzi devono essere resi il più possibile autonomi, a cominciare dagli atti ordinari della vita. Lavarsi, vestirsi, apparecchiare, sparecchiare, cucinare…. sono tutte attività che dovrebbero far parte della vita quotidiana di ciascuno di noi e a maggior ragione di quella dei nostri ragazzi.

Quello che è importante, fin da piccoli, non è tanto imparare una serie di nozioni, quanto assimilare un processo. I nostri ragazzi dovrebbero essere stimolati a capire quali sono le azioni necessarie per raggiungere un obiettivo, fin dai primi anni e specialmente durante il percorso scolastico. Lo sviluppo del pensiero logico e della consequenzialità sarebbe un obiettivo da sottolineare in qualsiasi fase della vita.
Se ci pensate, cucinare un piatto di pasta è un’azione formata da una miriade di altre: prendere una pentola, metterci acqua, accendere un fornello, coprire con coperchio…. ecc. ecc. Il risultato finale è la pasta pronta in tavola con un sugo, possibilmente, ma la complessità delle azioni necessarie per arrivare a questo traguardo non è da sottovalutare.

Rispetto delle regole; capacità di astrazione; capacità di capire cosa viene dopo; non perdersi mentre lo si fa; compiere tutto questo in completa autonomia. Sono diversi pre-requisiti che sottendono la capacità e la possibilità di accedere ad un lavoro di qualche genere. Un traguardo ambizioso, non impossibile ma sicuramente complesso.

Prima dell’accesso sul mondo del lavoro sarebbe opportuno far profilare la persona Williams, attraverso una valutazione psico cognitiva e delle abilità (l’ideale sarebbe un ICF ma non dappertutto sono ancora capaci di somministrare questo questionario).

Una volta ottenuta la mappa delle aree di competenza e di debolezza sarebbe opportuno capire se è necessario un ulteriore percorso di formazione per colmare le lacune o se la persona è pronta per affrontare un’attività lavorativa.

Le prime esperienze dovrebbero, quando possibile, essere supportate da un tutor esterno. Quando questo non sia possibile anche un tutor interno, adeguatamente formato, potrebbe supplire.

Lasciare la persona Williams completamente da sola, a meno che non abbia competenze più che adeguate, si è rivelato a volte estremamente controproducente e ha creato situazioni di disagio che hanno portato all’interruzione del percorso, con molta difficoltà poi a ricominciare anche in contesti diversi.